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Scatti perfetti: i dettagli che fanno la differenza (1° parte)

Oggi Apprendere per Comprendere ti guiderà alla scoperta di alcuni dettagli tecnici delle immagini che fanno la differenza! (1° parte)

Per aiutarti a capire come e perché dettagli tecnici ti permettono di ottenere scatti perfetti, devo fare alcune premesse.

Sai cos’è una immagine digitale?

Se cerchi su internet o sul dizionario, trovi definizioni come questa: un’immagine digitale è la rappresentazione numerica di una immagine bidimensionale. Cioè? Un insieme di punti colorati (detti pixel) disposti ordinatamente in una griglia. Ad ogni punto viene associato un colore o una sfumatura di grigio.

Per completezza, occorre aggiungere un altro dettaglio: ti sto parlando di immagini raster (dal termine inglese che significa trama, reticolo, griglia). Se ti dovesse capitare di incontrare qualcuno che ti parla di immagini vettoriali, (tipicamente .SGV), sappi che ti sta parlando di immagini che non sono rappresentate da pixel ma da elementi geometrici.

Vuoi comprendere meglio? Le immagini vettoriali sono un insieme di linee e curve, che suddividono l’immagine stessa in zone distinte. Possono essere colorate con vari criteri: ad esempio in maniera uniforme o con effetti di sfumatura. Perché lavorare in questo modo? Per poter ingrandire a piacere l’immagine senza che si “sgrani”. Sono le immagini con cui è abituato a lavorare il grafico.

Lasciamo ai grafici le loro immagini vettoriali. Occupiamoci ora dei dettagli tecnici che ci riguardano per ottenere immagini (raster) di qualità e scatti perfetti, pur non essendo dei professionisti!

Grandezza

Torniamo alla nostra immagine digitale. Hai mai visto scritte di questo tipo: 1600×1200 pixel? Nel caso sai cosa significa? E’ la grandezza dell’immagine (o meglio, della griglia)! In questo specifico esempio, significa che hai davanti una immagine composta da circa 2 milioni di punti colorati (1600X1200=1.920.000 pixel).

Risoluzione

scatti perfettiè il concetto che ti permette di capire perché vediamo bene una immagine a video o in stampa. Stampare una immagine digitale, significa trasferire su carta i punti che la creano. E’ in questa fase che appare un’altra parola enigmatica: dpi (dot per inch). Ovvero, il numero di punti che viene stampato per ogni pollice (inch= circa 2,54 cm).

Più sono fitti i punti dell’immagine e più saranno belle le stampe delle nostre immagini!

Permettimi un dettaglio tecnico o curiosità. Il nostro occhio percepisce queste informazioni fino a 300dpi. Ti potresti sentire dire che questa è la risoluzione che rappresenta la massima qualità di stampa. Ti posso garantire che già con valori sui 200-240 dpi si hanno buoni risultati per stampe anche di grandi dimensioni. Risoluzioni sui 72 dpi sono invece consigliate per la gestione di immagini web o per monitor.

Torniamo a noi, ora, con una semplice operazione matematica, partendo da grandezza e risoluzione abbiamo la dimensione della nostra immagine:

dimensione = grandezza x risoluzione

Quali sono gli altri dettagli che fanno la differenza qualitativa dell’immagine stessa? Colore, formato, tipo di file.

Colore

Non basta dire “ho una immagine a colori o una in bianco e nero”? Non è sufficiente ripetere la filastrocca dei sette colori dell’arcobaleno?

No! Se provi ad aprire il vocabolario sulla parola colore, ti troverai di fronte a 5/6 definizioni: una fisica, una artistica, una psicolgica, una comunicativa…; volendo approfondire, potresti imbatterti negli studi di alcuni grandi personaggi della storia che hanno scritto trattati e teoria dei colori.

Parlare di colore nel mondo del digitale, vuole dire affrontare i concetti di base ed inserirli in altri più complessi. Si arriva così alle scale di colore, mescolanze e profili, tonalità, luminosità e saturazione.

Ti sei perso nel labirinto dei concetti che compongono questo argomento? Niente paura, segui il filo delle mie parole e vedrai che non è così difficile uscire!

Tonalità, luminosità e saturazione

ecco le parole chiave che ci aiuteranno ad uscire dal labirinto.

Tonalità: in gergo artistico è la purezza del colore. Un colore è puro quando è senza aggiunta di bianco o di nero; ricordi i colori dell’arcobaleno? Esatto, giallo, arancio, rosso, viola, blu, verde.

Luminosità: indica la quantità di bianco o di nero presente nel colore e ci permette di percepire il chiaroscuro.

Saturazione: è l’intensità del colore, la sua brillantezza.

Pensa al verde di un albero: stiamo parlando di una tonalità di colore che è tra il blu e il giallo. Può essere più o meno chiaro e più o meno brillante. Ecco dunque un semplice esempio di come un colore viene visto in termini di tonalità, luminosità e saturazione.

Siamo ormai al centro del labirinto: RGB e CMYK. Qui le parole chiave sono sintesi additiva e sintesi sottrattiva. Non ti spaventare. Pensa alla luce e immagina: nella prima sintesi di aggiungerne ad arrivare al bianco, mentre nella seconda toglierne fino ad arrivare al nero.

Sintesi additiva = RGB

prende il nome dai colori da cui si parte: rosso-verde-blu (Red-Green-Blu=RGB).  Mescolando tra loro i colori a due a due otteniamo i colori intermedi che possono essere più o meno “sfumati”, se non utilizziamo parti uguali di colore.

Se mescoliamo i tre colori primari otteniamo il bianco (come si vede al centro della figura).

Questo è ciò che accade nella vita quotidiana quando guardiamo qualsiasi oggetto o quando visualizziamo immagini sullo schermo o sul display.

Sintesi sottrattiva = CMYK

prende il nome dai colori da cui si parte: blu-rosso-giallo (Cyan-Magenta-Yellow) K=black=nero.

E’ la sintesi utilizzata dai pittori e poi dalle stampanti. Dalla mescolanza dei colori di base, si ottengono colori più scuri fino ad arrivare al nero (come si vede al centro della figura).

Perché ti ho portato in questo labirinto?

Per farti comprendere che definire il colore a seconda dell’utilizzo che vuoi fare della tua immagine digitale è un dettaglio di fondamentale importanza. Le immagini per la stampa dovrebbero essere con il profilo CMYK in modo da non avere sorprese! Il profilo RGB è per tutte le immagini dedicate al web o alla visualizzazione su schermo. Quanto ti ho appena detto, è pane quotidiano per i grafici (i più bravi gestiscono addirittura la calibratura del video con la stampante). Quindi, a te a cosa serve? A comprendere che, per non avere sorprese in fase di stampa, dovresti utilizzare programmi che ti permettono la conversione da RGB in CMYK (es. Photoshop) o affidarle a chi te le può/sa gestire correttamente.

Per oggi non aggiungo altro!

Non perderti il prossimo appuntamento: ti parlerò di formato (banalmente per evitare errori in fase di ritaglio) e di tipo immagine:

altri dettagli tecnici che, se impostati correttamente, contribuiranno ad aumentare la qualità della tua immagine e ti permetteranno di ottenere scatti perfetti sotto tutti i punti di vista.

a cura di Cristina R.